Viola la Privacy l’autovelox che rileva l’assicurazione non pagata e la revisione scaduta

Gli autovelox e i sistemi di rilevamento automatico delle infrazioni ai semafori dotati anche di funzioni in grado di verificare che le vetture in transito siano in regola con la revisione o la polizza Rc auto vìolano la normativa sulla Privacy.

Lo ha stabilito il Tar del Veneto con sentenza 8/2022 depositata lo scorso 4 gennaio.


I giudici hanno ricordato che “gli impianti elettronici di rilevamento automatizzato delle infrazioni, utilizzati per documentare la violazione delle disposizioni in materia di circolazione stradale, analogamente all'utilizzo di sistemi di videosorveglianza, comportano un trattamento di dati personali”.


Infatti è vero che le targhe degli automezzi rappresentano a tutti gli effetti informazioni che permettono di risalire all’identità dei loro proprietari rendendoli identificabili ai sensi dell’art.4 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), per questo è obbligatorio applicare la normativa sulla Protezione dei Dati Personali.


Sulla base di questo presupposto, il tribunale ha quindi richiamato il Provvedimento sulla Videosorveglianza dell'8 aprile 2010 emanato dal Garante della Privacy, secondo cui “l'utilizzo di tali sistemi è lecito se sono raccolti solo dati pertinenti e non eccedenti per il perseguimento delle finalità istituzionali del titolare”, ne consegue che non sono ammessi la registrazione e l’utilizzo dei dati dei veicoli circolanti nel tratto di strada sottoposto a controllo, perché tale prassi è in contrasto con la disciplina vigente in materia di tutela della riservatezza.


In pratica un rilevatore di infrazioni regolarmente omologato deve considerare solo i veicoli che hanno commesso una violazione del Codice della Strada, conservandone esclusivamente i dati strettamente necessari come la foto scattata, il giorno e l’ora, la targa e le caratteristiche dell’illecito (ad esempio la velocità o il tempo trascorso da quando era scattato il semaforo rosso), scartando invece in automatico i dati di tutti gli altri veicoli che non hanno commesso infrazioni.


Le verifiche della copertura assicurativa e dell’adempimento della revisione presuppongono invece un collegamento diretto tra l’apparecchio e la banca dati della Motorizzazione, sulla base dei numeri di targa di tutti i veicoli in transito, mettendo così in atto un controllo “massivo ed indifferenziato” che non rispetta le norme sulla Privacy.


In definitiva con questa sentenza il Tar del Veneto ha di fatto bloccato l'aggiudicazione di un appalto del Comune di Padova, che aveva deciso di investire in 24 postazioni tra autovelox e T-Red, probabilmente spinto dal fatto che nel 2020 le multe per le infrazioni del Codice della Strada avevano portato oltre 14 milioni di euro nelle proprie casse, ma evidentemente ignorando il rispetto del Codice in materia di Protezione dei Dati Personali.

Per gli automobilisti quindi la sanzione è valida solo se c’è la presenza di un operatore di polizia che accerti l’effettività delle irregolarità rilevate, dato che l’apparecchiatura resta soltanto “un supporto documentale” alla contestazione, in caso contrario la multa potrebbe essere annullabile.




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