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Il licenziamento per il "Mi piace" su Facebook viola i diritti umani


Quante volte ci è capitato di mettere un "Mi piace" su Facebook con leggerezza o con convinzione senza pensare alle conseguenze che avrebbe potuto scaturire?


Un "Mi piace" spesso può esser visto dall'utente come un semplice apprezzamento, qualcosa di volatile, ma in realtà non è così: il "like" lascia una traccia, un pensiero "indelebile" e che spesso può far scaturire convinzioni e incitazioni non considerate.


E' quello che è successo ad una dipendente del Ministero dell'Istruzione che è stata licenziata per aver messo "Mi piace" su alcuni post (scritti da altri) che criticavano duramente le politiche repressive delle autorità pubbliche incoraggiando la protesta di massa.

Il fatto ha suscitato scalpore in quanto tutti i gradi di giudizio italiano hanno dato ragione all'accusa ribadendo la gravità del fatto e confermando il licenziamento ad ogni ricorso fino a che la dipendente in questione, non ha deciso di rivolgersi anche alla Corte di Strasburgo che ha ribaltato completamente tutte le sentenze italiane.

La Corte ha stabilito infatti che il licenziamento per il solo fatto di aver espresso la propria opinione con un "Mi piace" su un post di Facebook è una violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo ed ha definito sproporzionato il giudizio delle autorità nazionali in quanto avrebbero dovuto soppesare l'effettiva azione del dipendente.


Nella fattispecie, i giudici italiani hanno giustificato il licenziamento ritenendo che con quei "mi piace" la donna avrebbe turbato la tranquillità sul posto di lavoro senza valutare invece che l'argomento era puramente di interesse nazionale e, cosa più importante, che il post non è stato condiviso sulla sua pagina ed era pubblicato su una pagina con pochi utenti e quindi di scarsa diffusione sul web.


A completare la propria decisione, la Corte ha evidenziato inoltre che per il lavoro svolto dalla dipendente (addetta alle pulizie), essa non avrebbe potuto avere una così alta influenza verso studenti, docenti e altro personale ricordando inoltre che l’articolo 10 della Convenzione, che garantisce il diritto alla libertà di espressione, lascia poco spazio a restrizioni nei discorsi politici e di interesse generale e la sua tutela va assicurata anche sui luoghi di lavoro, sia pubblici sia privati.


Il licenziamento di un dipendente, sia pubblico che privato, per il solo fatto di avere messo «Mi piace» su un post su Facebook quindi è una violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, tuttavia il nostro consiglio spassionato è quello di non sottovalutare il potere dei social network diventati oggi «strumento senza precedenti per l’esercizio della libertà di espressione» e fare molta attenzione anche ai rischi in cui si incorre quando si toccano temi che incitano alla rivolta.



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